Piccoli Prestiti: novità 2017

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di prestiti: la crisi economica, infatti, ha portato molte persone a dover ricorrere a prestiti di diverso tipo per poter affrontare una serie di spese che, altrimenti, non sarebbe in grado di fare. Tra le varie tipologie di prestiti, molto interessanti sono i Piccoli Prestiti. Cosa sono e come funzionano?




Piccoli prestiti: caratteristiche principali

I piccoli prestiti, come si può comprendere dal nome stesso, sono prestiti di modeste somme di denaro. Si tratta di un tipo di prestito molto apprezzato e richiesto per effettuare acquisti e spese non troppo eccessive o alla necessità di avere una certa quantità di liquidi a disposizione per spese impreviste.
Un Piccolo Prestito può avere dimensioni variabili tra i mille e i 10mila euro a seconda delle necessità e dell’istituto che concede il prestito. Anche le modalità di rimborso possono essere differenti a seconda del tipo di prestito e dell’ente che ha erogato la somma prestata.
Le caratteristiche principali di un Piccolo Prestito, oltre alla particolare piccola dimensione della somma che viene prestata, possono essere quantificate soprattutto nella diversità di forme.

Possono essere considerati piccoli prestiti:

  • i finanziamenti specifici per gli acquisti di elettrodomestici all’interno di un centro commerciale;
  • le carte revolving, che permettono il pagamento di spese con un addebito in più rate;
  • i prestiti specifici concessi ai dipendenti e pensionati della Pubblica Amministrazione;
  • la cessione del quinto dello stipendio.

Le modalità di richiesta di un Piccolo Prestito

Una delle caratteristiche del Piccolo Prestito è che esso è molto semplice da ottenere perché richiede una documentazione molto inferiore rispetto ai prestiti di maggiore entità.

Per richiedere un Piccolo Prestito, infatti, è necessario solo un documento d’identità, il codice fiscale una busta paga o qualsiasi altro documento che permette di garantire sulla capacità di pagamento del rimborso.

La documentazione richiesta può essere differente a seconda dell’istituto presso il quale si richiede il prestito ma anche a seconda del richiedente. Se, ad esempio, il richiedente è un cattivo pagatore, verranno richieste una serie di garanzie e documentazioni in più.
Se il Piccolo Prestito viene chiesto da un dipendente o da un pensionato della Pubblica Amministrazione, sarà necessario dimostrare l’appartenenza alla PA e presentare i modelli richiesti per questa specifica classe lavorativa.
Bisogna sottolineare che nonostante i prestiti possano interessare somme piccole di denaro, queste vengono sempre prestate con un tasso che può variare a seconda della somma e a seconda del tipo di prestito.




I tassi di interesse più convenienti sono quelli offerti dall’Inpdap per i lavoratori e i pensionati delle Pubbliche Amministrazione mentre, invece, le carte revolving presentano tassi molto più elevati.

Cos’è il Piccolo prestito Inpdap, a chi si rivolge

Dipendenti e pensionati pubblici possono ottenere liquidità in tempi rapidi e senza vincoli circa la finalità.

Come? Semplice, grazie al Piccolo prestito Inpdap, linea di credito caratterizzata da tassi convenienti e condizioni di rimborso sostenibili. Vediamo come funziona.

Come molti sanno l’Inpdap non esiste più, ma le sue attività creditizie destinate ai dipendenti e pensionati della Pubblica Amministrazione sono ancora disponibili anche se gestite dall’Inps (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale).

Le linee di credito ex Inpdap hanno caratteristiche differenti, vanno dall’acquisizione di liquidità senza giustificativi di spesa all’acquisto della prima casa (mutui Inps). In questo nostro approfondimento tratteremo il prodotto più facile da richiedere: il Piccolo prestito Inpdap.

Il Piccolo prestito Inpdap (spiegato anche nel portale non ufficiale me ben strutturato http://www.inpdapprestiti.it/info/piccolo-prestito/ )  permette di conseguire piccoli importi per sostenere imprevisti quotidiani o spese urgenti.

Regolamento piccoli prestiti Inpdap

Si tratta di un finanziamento che è regolato dal decreto legge 201 del 6 dicembre 2011, divenuto poi legge n°214 del 2011. Uno dei punti di forza di questo prodotto è costituito dal fatto che si può richiedere il finanziamento senza dover specificare la finalità o presentare giustificativi di spesa. Non solo. Si può ricevere il Piccolo prestito anche se si ha in corso il rimborso di altri prestiti.

È necessario anzitutto specificare qual è la categoria di beneficiari coinvolta.

I destinatari del piccolo prestito

I destinatari di questi prestiti sono i  dipendenti pubblici o statali ed i pensionati afferenti alla Gestione Unitaria delle prestazioni creditizie e sociali. La procedura d’accesso al credito è piuttosto semplice ma varia a secondo della condizione del richiedente, a seconda se questo sia un dipendente pubblico ancora in attività o già pensionato.

Nella prima eventualità va utilizzato il modulo presente sul portale ufficiale Inps (inps.it) all’interno della sezione riservata ai dipendenti pubblici. Una volta compilato va inoltrato all’Amministrazione di riferimento che si farà carico dell’invio all’Ufficio Provinciale o Territoriale. Nella seconda eventualità, ovvero per un richiedente pensionato, la domanda va mandata in forma telematica.

La liquidità conseguita può essere spesa liberamente, si possono quindi gestire al meglio le spese da affrontare, senza preoccupazioni: dall’acquisto di un elettrodomestico alle spese per una vacanza o un matrimonio.

Quali somme si possono ottenere grazie al Piccolo Prestito Inpdap

Le somme sono porre in relazione a stipendio o pensione del richiedente, ma anche alla durata. Partiamo proprio dal piano di rimborso: i limiti sono variabili, 12, 24, 36 o 48 mesi.

A fronte di un finanziamento annuale, la somma va da una a due mensilità nette del beneficiario. La singola mensilità si applica se il beneficiario ha già in corso il rimborso di altri finanziamenti.

Lo stesso principio vale per i finanziamenti da 24 mesi. Per i beneficiari è possibile raggiungere le quattro mensilità di stipendio o pensione (limite ridotto a due per chi ha in corso il rimborso di altri finanziamenti).

Le medesime proporzioni sono valide per i Piccoli prestiti con rimborsi in 36 e 48 mesi. In sostanza si possono raggiungere le otto mensilità nette a condizione che non vi siano trattenute.

L’accredito delle somme accordate è piuttosto semplice. L’importo è accreditato sul conto corrente postale o bancario fornito dal richiedente, ma è ammesso anche il ritiro in contati presso la Banca Cassiera Inpdap.

Il processo di rimborso, invece, è basato su trattenute compiute sulla busta paga. Non vi sono per questo specifici oneri da parte del debitore, che non si troverà a pagare il suo debito senza l’impegno della compilazione di bollettini.




Tasso di interesse Piccolo Prestito Inpdap

Un elemento centrale del Piccolo prestito è costituito dal tasso di interesse applicato, il vero fattore determinante per stabilire la convenienza del finanziamento. Per avere un quadro completo vanno presi in esame tre aspetti:

  • Tasso di interesse corrisponde al 4,25%, un valore nettamente inferiore alla media di mercato;
  • oneri di amministrazione pari allo 0,50%;
  • l’ultimo capitolo di spesa è costituito dal fondo rischi. Di cosa si tratta? È una polizza assicurativa con un valore che dipende dall’entità del prestito. Per comprendere in dettaglio la questione vi rimandiamo al regolamento ufficiale Inps (reperibile sul portale inps.it).

Rinnovo Piccolo Prestito Inpdap

Rimane da chiarire la questione del rinnovo del Piccolo prestito Inpdap. Una volta terminata la prima parte del rimborso, ovvero la metà del termine previsto inizialmente, è ammesso il rinnovo.

Traduciamo la questione in termini pratici. Per un finanziamento di 24 mesi, una volta trascorso senza intoppi il primo anno di rimborso, si può richiedere il rinnovo.

Garanzia Piccolo Prestito Inpdap

L’attivazione di un finanziamento deve tenere conto di tanti imprevisti che possono minare la capacità di rimborso.

Il finanziamento Inpdap prevede una tutela nel caso di morte o invalidità permanente del beneficiario. Il debito residuo non deve essere corrisposto dagli eredi.

La questione è differente nell’eventualità di trasferimento in una diversa Amministrazione. In questa evenienza cambia solo l’ente che trattiene la rata dall’assegno mensile, ma il processo di rimborso resta in sostanza inalterato.

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