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Conseguenze dei prestiti non pagati: cosa accade ai debitori insolventi

Finanziamento non pagato cosa succede al titolare

L’incertezza economica di questi anni porta sempre più persone ad avere problemi con il credito al consumo. I prestiti non pagati sono quindi una realtà da non trascurare e che non sempre dipende dall’entità della cifra richiesta.

Se si ha intenzione di richiedere un finanziamento o un prestito di bassa entità è quindi bene capire cosa succede a chi non è in grado di pagare le rate. Le conseguenze infatti possono essere più o meno gravi a seconda del tipo di insolvenza.

Quando si parla di prestiti non pagati è necessario chiarire che banche e società finanziarie hanno livelli di tolleranza e tempistiche differenti tra loro. Solitamente infatti prima di iniziare a mandare solleciti o compiere azioni di altro tipo le banche aspettano più a lungo. In media gli istituti bancari attendono il mancato pagamento di almeno tre rate, ossia 90 giorni dal primo inadempimento.

Le finanziarie invece tendono ad essere più severe. Di norma la procedura per rientrare del denaro concesso viene attivata dopo la seconda rata non pagata. In ogni caso si parla di mancato pagamento solo a condizione che siano trascorsi almeno 45 giorni dalla scadenza fissata per il pagamento della rata. Questo perché è possibile che si verifichino problemi con i sistemi e con le notifiche degli istituti di credito.

Finanziamento non pagato conseguenze e interessi

Iniziamo ora a entrare nel dettaglio delle conseguenze dei prestiti non pagati.

Considerando che già dopo una rata si viene classificati come inadempienti, è opportuno specificare che, in generale, il primo step prevede un sollecito del pagamento da parte della realtà che ha erogato il finanziamento.

Se questo viene ignorato, il passo successivo consiste nell’iscrizione alla Crif come cattivi pagatori. Questo può comportare delle difficoltà importanti nell’accesso al credito, a meno che non si ricorra alla cessione del quinto o ai prestiti cambializzati, per molti l’ultima spiaggia per ottenere somme di denaro.

Un’altra cosa che bisogna sapere quando si discute di prestiti non pagati è la presenza degli interessi di mora, che vengono caricati dalla realtà creditizia sulla somma che il cliente ha a debito.

Questo significa che chi non riesce a pagare una o più rate del finanziamento si troverà a dover restituire non solo il debito iniziale, ma anche la somma addebitata come interesse.

Modalità di recupero crediti

Davanti ai prestiti non pagati le società finanziarie e gli istituti di credito possono comportarsi in maniera diversa a seconda delle politiche. C’è chi decide di procedere autonomamente e chi, invece, opta per il ricorso ad apposite società di recupero crediti.

In molti casi questi gruppi si adoperano per recuperare l’insoluto e i relativi interessi di mora intervenendo con modalità come il pignoramento del quinto dello stipendio del debitore.

Pignoramento del quinto dello stipendio

Il pignoramento del quinto dello stipendio è una delle modalità più utilizzate dalla realtà creditizie che hanno la necessità di risolvere problemi legati a prestiti non pagati.

Come avviene? In maniera estremamente semplici, ossia con la realtà che ha erogato al finanziamento – o con la società di recupero crediti a cui è stato appaltato il lavoro di risoluzione dell’insoluto – che trattiene direttamente alla fonte la quinta parte della busta paga percepita dal soggetto inadempiente.

Per evitare problemi di questo tipo, le realtà creditizie tendono a tutelarsi con contratti assicurativi a rischio impiego.

In tali situazioni, quando la posizione finanziaria del debitore diventa particolarmente critica, si procede facendo riferimento al TFR. Trattamento che risulta vincolato e quindi non disponibile al lavoratore che ha richiesto un prestito e sta attraversando un momento di difficoltà economica.

Quando c’è la prescrizione finanziamento

Se anche l’intervento della società di recupero crediti risulta inefficace, ossia l’istituto di credito non riesce a recuperare la somma prestata, il credito è prescritto. In altre parole, il prestito non risulta più recuperabile. I tempi per la prescrizione dei debiti variano a seconda dei casi, ma per la maggior parte dei casi il termine è fissato a cinque o dieci anni.

Se si parla di debiti che derivano dalla stipula di prestiti, mutui o finanziamenti il termine per la prescrizione è fissato a 10 anni. Quanto detto vale anche per i finanziamenti concessi dall’Inps in favore di dipendenti e pensionati pubblici. L’ente previdenziale si riserva quindi recuperare la somma concessa nel giro di dieci anni. Periodo che solitamente si rivela sufficiente ai fini della riscossione del debito.

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